“Dare dignità alle vere pr”, l’intervento sul Sole24Ore di Beppe Facchetti
Bisogna dare dignità alle vere Pr. È quanto sostiene Beppe Facchetti, presidente in carica di Assorel e vicepresidente di eprcomunicazione, in un intervento pubblicato il 20 novembre scorso sul Sole 24 Ore. “Si danno un appuntamento – si legge sul quotidiano di Confindustria – per gli affari loro, per vedersi, per uscire a cena, mica è prostituzione questa: queste sono pubbliche relazioni. Lele Mora dixit. Che fare? Ignorare questa sentenza, ripresa da tutti i media, dalle agenzie fino ad Annozero? Chi per mestiere fa relazioni pubbliche può davvero sperare che, così come sarebbe giusto, non si confondano le “pubbliche relazioni” alla Lele Mora con le relazioni pubbliche, forma di comunicazione fra le più sofisticate e di qualità, oggi insegnate nelle università e core business di aziende importanti, anche a livello multinazionale?”
“Forse anche un po’ con autocritica – si legge ancora nell’intervento di Facchetti – per il nostro cammino non ancora compiuto sulla conoscenza e reputazione di un’intera categoria, sentiamo allora la necessità di spiegare. Non a caso, insistiamo tanto nel chiamare relazioni pubbliche quelle che invece generalmente vengono definite “PR”, termine che ha dignità nei paesi anglosassoni, ma da noi fa pensare ai butta dentro delle discoteche o a chi organizza relazioni molto private. Insomma, dobbiamo essere precisi, se non altro per rispetto verso imprese che producono utili, pagano le tasse e danno lavoro a moltissimi giovani, in gran parte donne, con una diminuzione confortante della quota di precariato. Insieme all’attività sul web (con incrementi fortissimi proprio della digital pr) il settore delle relazioni pubbliche è quello, di tutto il comparto della comunicazione, editoria, tv e pubblicità in primis, che ha risposto con maggior dinamismo alla crisi”.
“Un settore, dunque – prosegue – che ha un ruolo importante in una società in cui lo sviluppo dipende tanto dai servizi innovativi; non a caso la nostra associazione, Assorel, sta in Confindustria, dove la produzione soffre ma sa che può rilanciarsi se aiutata da una buona comunicazione, non emotiva, e che punti sul valore oggi più importante, la reputazione. Parliamo per un settore che nell’ultima rilevazione già superava un fatturato di 2 miliardi. Sarà anche colpa nostra se non riusciamo a far capire che lobby non è un termine spregiativo, e che i Tarantini e gli Anemone fanno un altro mestiere, persino opposto al nostro”.
“Ma se non emerge questa differenza – conclude Facchetti – capita anche che l’art. 7 della manovra finanziaria dell’estate scorsa vieti alla PA di fare relazioni pubbliche o le tagli dell’80%. Temi come la raccolta differenziata, la sicurezza sul lavoro, l’alcolismo e le droghe, le grandi malattie o le questioni irrisolte della modernizzazione del paese, dalla TAV alla diversificazione energetica, sono tutti esempi di campagne di interesse pubblico che per inciso già oggi sono gestite da aziende Assorel. Per noi non ci sono “target” da colpire ma cittadini e consumatori il cui razionale consenso è decisivo per lo sviluppo. Con buona pace di chi fa affari organizzando il dopo cena”.
Lunedì, 22 novembre 2010





