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Via libera del Consiglio di Stato alla realizzazione dell’impianto a biogas a Val di Vizze

Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti dal Comune di Vipiteno avverso le deliberazioni in variante del PRG del Comune di Val di Vizze concernenti il progetto Biogas Wipptal, che prevede la realizzazione di un impianto a biogas nel territorio dell’Alta Valle dell’Isarco (Bolzano) per la produzione di energia rinnovabile utilizzando i reflui zootecnici degli agricoltori della zona. Nel dettaglio, i ricorsi sono stati ritenuti inammissibili dal Consiglio di Stato non solo per un difetto di notifica dei ricorsi proposti dal Comune di Vipiteno, ma anche per difetto di interesse a ricorrere in capo al Comune di Vipiteno, atteso il difetto di lesività degli atti impugnati. Sembra così avviarsi a positiva conclusione una controversia giuridica che ha riguardato un progetto iniziato nel lontano 2004, quando un gruppo di agricoltori locali si riunì nella Biogas Wipptal s.r.l., fondata nel 2008, per realizzare un’idea innovativa che anticipava i concetti di green economy ed economia circolare, oggi al centro del dibattito politico: realizzare un impianto a biogas alimentato dai reflui zootecnici prodotti dalle aziende locali, producendo in questo modo energia elettrica rinnovabile dalla cui vendita ricavare entrate aggiuntive, e ottenendo per effetto sinergico anche calore impiegato per l’essiccazione del digestato, un fertilizzante del tutto naturale ed inodore da utilizzare nelle economie locali del settore caseario, frutticolo e vinicolo. La valenza del progetto è tale che, tra gli altri, sono divenuti partner anche la cantina di Tramin, la libera Università di Bolzano e l’Università di Torino.
Il TAR Bolzano, in prima istanza, aveva accolto i ricorsi del Comune di Vipiteno contro le deliberazioni del vicino Comune di Val di Vizze e della giunta provinciale di Bolzano che entrambi creavano i presupposti per la realizzazione dell’impianto; contro questa sentenza, la Biogas Wipptal s.r.l. aveva proposto il ricorso davanti al Consiglio di Stato, che sin da subito aveva accolto l’istanza cautelare sospendendo l’esecutività della sentenza emessa in primo grado; alla vicenda ha messo ieri la parola fine il Consiglio di Stato, spianando la strada a un progetto di indiscutibile valore ambientale ed economico, avviato da una società fondata dagli stessi agricoltori che operano nel locale comprensorio: una proposta a chilometro zero che ottenendo i finanziamenti “Life+” ha di fatto ricevuto il benestare non solo della Commissione Europea, ma anche del Ministero dell’Ambiente.
I numerosi allevamenti di bestiame nei cinque comuni della Alta Valle dell’Isarco, grazie ai quali il territorio di Vipiteno e dintorni è famoso a livello nazionale ed internazionale per la produzione di alta qualità di latticini e carni, generano infatti circa 600.000 kilogrammi giornalieri di reflui zootecnici, che a causa delle disposizioni di recepimento della direttiva nitrati dell’UE non possono più essere sparse completamente sulle superfici di proprietà aziendale. In mancanza di soluzioni integrate, per evitare il rischio di incorrere in pesantissime sanzioni, le singole aziende hanno solo tre possibilità: sopprimere le unità di bestiame in esubero scendendo però sotto la soglia critica di sopravvivenza, prendere in affitto nuove superfici agricole (difficili da individuare in Alto Adige a causa della particolare conformazione del territorio) oppure espellere il concime trasportandolo per lunghe distanze. Al contrario, seguendo le indicazioni dell’Unione Europea, l’opzione preferibile è il trattamento a chilometro zero di questi reflui zootecnici, che presuppone la realizzazione di un impianto economicamente non gestibile per un singolo agricoltore: la soluzione, individuata in tanti altri contesti UE, sta proprio nello sviluppo di progetti integrati che prevedano la realizzazione di impianti di trattamento dei reflui zootecnici per la produzione di biogas e digestato, il tutto a “rifiuto zero”.
“Il via libera del Consiglio di Stato per la realizzazione dell’impianto – spiegano dall’azienda Biogas Wipptal – giova all’intero indotto agricolo dell’area, già afflitta da una preoccupante situazione di crisi e dalla cosiddetta ‘morìa dei masi’, salvaguardando un patrimonio di tradizioni imprenditoriali che non può essere ignorato. In un’ottica di circular economy, che vede anche nei reflui zootecnici nuove risorse da reimmettere sul mercato a vantaggio dell’ambiente e dell’economia, l’azienda è pronta ad offrire una soluzione al problema locale della produzione di reflui zootecnici, che – ove non trattati – arrecano danno alle coltivazioni locali, con l’ulteriore conseguenza di peggiorare le molestie olfattive, e quindi la vivibilità della villeggiatura dei turisti nella zona. La gestione dell’impianto, la cui costruzione è oramai quasi ultimata, consentirà la creazione di nuovi posti di lavoro, oltre alla produzione di energia rinnovabile nel rispetto degli accordi di Parigi e di un concime naturale a chilometro zero per alimentare economie sane nel settore caseario, frutticolo e vinicolo. Il settore agricolo, e con esso i 63 agricoltori soci della Biogas Wipptal, diventeranno così un partner della Pubblica Amministrazione per raggiungere i traguardi posti non solo dalla COP 21 di Parigi e della più moderna legislazione ambientale europea, ma anche per trovare una soluzione ad un problema che agita gli animi della Provincia: trovare una valida alternativa allo spandimento di reflui zootecnici nelle zone NATURA 2000, di particolare pregio per la biodiversità e il turismo”.

Mercoledì, 10 febbraio 2016

eprcomunicazione affianca Biogas Wipptal nelle attività di comunicazione e ufficio stampa