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Rai, la proposta di Camillo Ricci ai Presidenti di Camera e Senato

Il candidato al Cda RAI, Camillo Ricci, amministratore unico di eprcomunicazione, associata Una, e giornalista professionista, ha scritto una lettera aperta ai Presidenti delle Camere sui criteri di selezione per la nomina dei Consiglieri del servizio pubblico.

Nella lettera si ricorda come “la storia del servizio pubblico radiotelevisivo è stata purtroppo punteggiata da ricorrenti polemiche circa l’interferenza dei partiti e la conseguente spartizione delle posizioni di vertice e operative. Anche recentemente, in un intervento pubblico lo stesso Presidente della Camera suggeriva la necessità di modificare non solo la legge ma anche la cultura, per evitare che fatta la legge si trovi l’inganno”.

“In realtà, ritengo che non ci sarebbe alcun bisogno di cambiare il quadro di riferimento normativo, perché la legge attualmente in vigore già consente di scegliere i migliori profili tra quelli che hanno proposto la candidatura”.

Per sottrarre veramente la Rai alla morsa lottizzatoria basterebbe adottare alcune semplici avvertenze per rendere il processo trasparente e fugare ogni possibile dubbio.

Nella lettera Ricci avanza tre proposte che metterebbero la scelta al riparo anche dai più malevoli sospetti.

  1. Individuazione di criteri certi nella selezione delle candidature, da rendere pubblici al più presto. Provo ad immaginare, senza pretesa di esaurirne l’elenco e tantomeno senza attribuire ad ognuno un peso: la competenza specifica, la precedente attività manageriale e imprenditoriale, le cariche ricoperte in contesti assimilabili etc.
  2. Un colloquio conoscitivo, in cui valutare le caratteristiche professionali e chiedere conto della dichiarazione di indipendenza e autonomia, prevista dalla legge.
  3. Una graduatoria finale pubblica, che consentirebbe a tutti i cittadini interessarti di valutare l’aderenza delle scelte allo spirito e alla lettera della legge.


“Basterebbe questa semplice iniziativa congiunta dei Presidenti dei due rami del parlamento sovrano – conclude Ricci - per mettere, a mio avviso, le istituzioni al riparo dalle polemiche e garantire terzietà e indipendenza all’organo di governo del servizio pubblico radio-televisivo. Si opererebbe in questo modo quella “rivoluzione culturale” di cui i cittadini tutti vi sarebbero grati”.

Lettera di Camillo Ricci ai Presidenti delle Camere